MARK HAMN - TO THE NAKED EYE (CDR - Muertepop Records)



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www.vitalweekly.net n°605

You could expect Mark Hamn to be English or American, but his real name is Francesco Giannico, from Taranto, in the southern part of Italy. He studied 'Musicology and Musical Heritage' and has been active since 1999 as a guitarist, with several self-released productions and some on Afe and Muertepop, like the most recent one 'To The Naked Eye'. The idea behind this album is 'the involution of post-modern humanity in the globalization age, or more simply, a sour consideration of our days'. That may sound quite heavy and some of the titles are top heavy depression, like 'academic disumanity [sic]' or 'Overheated Century', I must say none of that reflected in the music. Throughout the music has a calm and peaceful touch to it, with largely processed guitar sounds - be it from traditional sound effects or computer processing. Dark ambient music, isolationist as it was called ages ago, but Hamm does a nice job at what he does. Lighten up, I'd say, the world is in decay, but let's plant a tree. The music and the film presented here are a nice start at that. (FdW)

 

Reviews on www.audiodrome.it (italian)

Per la sua seconda uscita su cd-r Mark Hamn/Francesco Giannico accentua i tratti malinconici e umani del proprio sound. Campionamenti saturi e asperità del glitch lasciano maggior spazio a suoni più fluidi e morbidi, trasposizione in musica del senso di tristezza e smarrimento dato dalle contraddizioni della nostra società, con i titoli delle tracce a suggerire un tema sul quale riflettere: unico brano teso e nervoso del disco, “Overheated Century” è esempio molto chiaro di tale procedimento. Francesco prosegue inoltre la fusione di paesaggio sonoro e strumentazione acustica, che già si notava in Je Dechire L’Ongle Aux Criminels. Anche questa scelta contribuisce a far apparire To The Naked Eye come qualcosa di estremamente vulnerabile. Per quanto riguarda il lato più elettronico, “Joanna’s Song” e “Thinking About Own Liability” sono quasi impalpabili e vicine all’ambient pura, mentre “Academic Disumanity” o “Relativity Of Religions” hanno nei suoni di chitarra la loro spina dorsale: estrapolandole dal loro contesto quasi verrebbe da definirle folk, ma il consueto eccellente lavoro sui field recordings toglie la possibilità di farlo. C'è infine anche un video volutamente ingenuo e lieve, quasi un anti-climax.Bel colpo per Muertepop, che qui è alla sua prima uscita “fisica”.

 

Reviews on www.sands-zine.com (italian)

Quando di un artista si è amato tantissimo il disco di esordio si ha sempre un po’ il timore che il suo seguito non ne sia all’altezza. Avendo dunque io adorato il precedente “Je Dechire...” su Afe, ho inserito nel lettore dello stereo il nuovo dischetto con un certo timore.
Lo sto riascoltando per la ventesima volta per capire se mi piace più o meno del precendente, ed ancora non l’ho capito. Purtroppo di sicuro “To the Naked Eye” è inferiore per quel che riguarda il master, forse un po’ troppo poco ‘professionale’ per i miei gusti, ma se si riesce a mettere da parte questa penalizzazione si capisce come anche qui la mistura di suoni analogici e digitali sia riuscitissima, e le atmosfere varie e avvolgenti.
Si passa dall’ambient iniziale a suoni dal feeling subacqueo di If there’s a Way, che si chiude con le corde pizzicate di uno strumento forse orientale, forse nostrano, certamente dal suono bellissimo, dopo il quale veniamo scaraventati in piena mania 12k à la Sogar con un salto spiazzante. Echi di chitarra quasi di stampo Labradford in When Accused Men Become Prosecutors e poi filed recordings con un’acustica low-fi e virtuosa (sembra uscita da un disco Digitalis del frangente folk), che si chiude con sibili sintetici ed il parlottio di un ristorante pieno di gente.
Capirete come il disco attraversi momenti diversissimi, ma nonostante questo riesce inspiegabilmente a mantenere una sua identità, un’atmosfera ed uno stile preciso, quello di Francesco Giannico, in arte Mark Hamn, vero talento della scena sperimentale italiana. Speriamo che capiti tra le mani di qualcuno che possa offrirgli una produzione ricca, sebbene anche questa Muertepop sia dignitosissima nella sua rustica spontaneità (geniale il fetrino con il quale il CD è assicurato al cartoncino che lo contiene).Il disco contiene anche un video (prodotto dalla crew di Bioastract) piuttosto valido in sé ma forse i suoi colori vividi e gli scatti frenetici non si sposano troppo bene con la musica di Hamn, anche se è bella l’idea di riprendere una mano che traccia segni grafici sulla carta.

 

Reviews on www.drexkode.net (italian)

Si era parlato di Francesco Giannico per la precedente release su Afe/Bar La Muerte, "To the naked eye" su Muertepop è il suo nuovo affresco di elettro-acustica e sonorità ambientali cinematiche di pregevole fattura, che lo conferma fra i più talentuosi compositori elettronici contaminati europei. Nei titoli dei brani, Mark Hamn propone una riflessione ad ampio raggio sulle problematiche mondiali, dal surriscaldamento globale alle religioni, e più generalmente sull'involuzione dell'uomo post-moderno. "To the naked eye" mette intimamente l'ascoltatore in condizione di farlo, poichè da esperto creatore di stratigrafie sonore, descrive con eleganza il circostante con le sue chitarre acustiche jodorowskyane intrise di malinconia mistica fra screzi glitch, tappeti volanti sintetici melodici e field recordings. Scorrendo i vari episodi, dall'incipit sospeso su un'altalena lunare di "Joanna's song", si passa tra delicati bridges, arpeggi e lievi vortici a quel capolavoro di "An omelette century" e la sua visione disturbata proveniente da macerie sul mare, flebili pulsazioni, rintocchi e melodie lontane. La lunga "If there's a way" è il cardine centrale del disco, dieci minuti estranenati fra fisarmoniche sintetiche, flebili rumori di sottofondo e quel suo tipico desolato arpeggio, memoria storica. "Overheated century" con iniziali distanti canti di pellerossa fra inquietante glitch e piano rievocante boschi notturni, ne fanno il perfetto esempio di una natura ormai sfuggita e ribellata al controllo dell'uomo, come rincara la successiva splendida e dissonante "Progress". E' presente anche un video a cura del collettivo Bioastract, "I'm happy", che dopo un disco improntato a una descrizione non proprio gaia del circostante, è un buon viatico per affrontare il futuro."To the naked eye" è un grande disco di un Mark Hamn ispiratissimo, belli anche i disegni dell'artwork. Girate il vostro film.

 

Reviews on www.ondarock.it (italian)

“Je Déchire L'ongle Aux Criminels” mostrò, appena un anno fa, quanto Mark Hamn (al secolo Francesco Giannico) abbia a cuore una ricerca digitale tutt’altro che autoreferenziale. A rendere ancora più solido questo percorso, arriva oggi “To The Naked Eye”, dichiarazione d’intenti non solo musicale, se è vero, come è vero, che il confronto che la musica (divenuta, nel frattempo, più fluida e meno ispida) imbastisce non è soltanto con se stessa o con il suo “produttore”, ma, innanzitutto, con il mondo che lì fuori va in malora, senza che qualcuno inizi per davvero a guardare le cose in faccia, ad “occhio nudo”, senza pregiudizi. Una sovrastruttura ideologica di certo impegnativa, ma che Giannico riesce a controllare con delicata sapienza, regalandoci un’altra opera mediamente interessante, non del tutto esente da vizi di forma, ma certamentedi di spiccata qualità, almeno per quanto riguarda il panorama italiano. Assolutamente incantevole, come se Eluvium fosse immerso in una marea di nostalgico stupore, la “Joanna’s Song” che apre il disco ci introduce, dunque, in un microcosmo emozionale che si muove furtivo e in apnea, con profondità in costante, equilibrata rarefazione e sfumature glitch che, smessa la patina sintetica, lontane dalla materia inerte, avvertono immediato il volto umano dell’eloquio sonico (“Thinking About Own Liability”, “Academic Disumanity”). L’occhio (in-)segue soundscape in cui la natura si mostra spaesata, inquieta. Echi, dissonanze, rumori: ogni cosa è intrisa di mistero (“Progress”), quasi vegetasse in un silenzio ancora più essenziale, “subacqueo” (“When Accused Men Become Prosecutors”). Musica che sprofonda in se stessa, interrogandosi su quanta bellezza possieda la natura nonostante l’oltraggio subito. Lavora a contatto col mondo, ma come da una distanza siderale, tanto che anche il rumore avvolgente del mare è come inghiottito, rapito da un’attesa senza fine (“An Omelette Century”). In definitiva, con quel suo costante, ma impercettibile mutamento di prospettive, Hamn/Giannico dimostra di aver ben intuito le sue mete. Non resta, adesso, che regalarci una definitiva istantanea delle stesse, visto che di strada insieme ne abbiamo già fatta abbastanza...

 

Reviews on www.sentireascoltare.com (italian)

Dovendo sintetizzare con una espressione questo To The Naked Eye direi che non lascia il segno. Il tutto è suonato e registrato con ottima perizia e gusto – non a caso Francesco Giannico aka Mark Hamn ha già alle spalle una considerevole pletora di uscite su netlabel – ma difficilmente si eleva dallo status di tappezzeria sonora. Prevalgono arpeggi romanzati post-rock, singhiozzi glitch retrofuturisti, folkeggiature elettroniche, melodie romantico-maliconiche: spesso si ha l’impressione di sentire dei Sigur Ros senza voce. Il disco sembra sospeso tra binari analogici e binari digitali, proprio la difficile integrazione tra questi due aspetti rende l’insieme poco a fuoco e decisamente irrisolto. Resta la convinzione che sia solo un passo falso in una carriera su supporto fisico appena iniziata.

 

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